Spazio pubblico

Rete SET – Incontro nazionale di Napoli
REPORT TAVOLO 3

Città presenti al tavolo: Venezia, Firenze, Genova, Torino e Napoli.
Composizione dei partecipanti: attivisti, ricercatrici, architetti, urbanisti, collettivi e associazioni.
La discussione si è incentrata sull’analisi di tre temi – il ruolo dell’amministrazione locale nella gestione dello spazio pubblico, la sicurezza, il decoro urbano – e sull’individuazione di alcune proposte.

Analisi
Alcune problematiche sono comuni, altre presenti soltanto in alcuni contesti specifici.
Le criticità comuni sono:
– la progressiva militarizzazione dello spazio pubblico;
– la crescente privatizzazione del suolo pubblico, occupato prevalentemente dai dehors di bar e ristoranti (con l’implicito messaggio: puoi godere dello spazio pubblico solo a pagamento);
– l’utilizzo crescente di strade e piazze per l’organizzazione di eventi commerciali;
– la crescente difficoltà di sostare nei luoghi pubblici, sia per l’assenza di panchine sia per l’entrata in vigore di alcune ordinanze comunali fortemente restrittive (divieto di usare monopattini e biciclette, divieto di consumare cibi e bevande per strada);
– l’uso di fioriere ‘antisfondamento’, congegnate in modo tale da non essere fruibili dagli abitanti, minimamente pensate per essere integrate nel contesto circostante dal punto di vista del verde pubblico o dell’arredo urbano;
– l’assenza di spazi verdi e, in generale, di spazi per l’infanzia e per gli anziani.

Queste criticità sarebbero ugualmente presenti anche in assenza di flussi turistici, ma il loro incremento è evidentemente legato alla crescita del turismo. La tendenza politica in atto porta alla creazione di una città ‘vetrina’ a misura di turista, non più di abitante. La progressiva sparizione dello spazio pubblico è legata a doppio filo anche con la costruzione di una retorica securitaria che cerca di legittimare la bonifica sociale dei centri storici, mutando il significato di parole come ‘sicurezza’ e ‘decoro’.
La presenza stabile dell’esercito nelle zone della città più interessate dai flussi turistici abitua lentamente i cittadini a vivere in territorio militarizzato. Ma questa sicurezza riguarda soltanto alcuni: turisti e cittadini benestanti, chiunque possa consumare la città. Per converso, infatti, lo spazio pubblico è precluso ai poveri, ai senzatetto, agli immigrati e a tutti coloro che non sono in grado di pagare per la propria presenza. Ordinanze e regolamenti comunali limitano la fruizione dello spazio pubblico in nome del ‘decoro’: le panchine, sempre più rare, sono costruite in modo tale da impedire a chi sosta di sdraiarsi. Il termine ‘decoro’ assume un nuovo significato, legato all’ordine pubblico e alla pulizia (metaforica e materiale). La città appare sempre più divisa in classi sociali che non si incontrano e il centro storico diventa un luogo esclusivo, il “salotto buono” in cui i poveri non sono stati invitati.

Venezia
Nel 2017 il Comune ha promosso la campagna di sensibilizzazione “Enjoy Respect Venezia”: una campagna rivolta soprattutto ai turisti, impostata su una rigida idea di decoro urbano. Tra i divieti elencati, previsti dal vigente Regolamento di Polizia Urbana, figurano le seguenti attività: sedersi e sostare per consumare cibo e bevande nei luoghi pubblici; circolare in tenuta balneare per le strade; usare il monopattino o la bici (per i non residenti e per i bambini residenti sotto gli otto anni di età); sdraiarsi sulle panchine; dar da mangiare ai colombi. La violazione dei divieti comporta sanzioni fino a 500 euro. In occasione della visita di Papa Ratzinger, furono eliminati i cestini dei rifiuti per ragioni di sicurezza e antiterrorismo; da allora non sono più stati ricollocati nelle strade. Nel 2018, con un’ordinanza del sindaco Brugnaro, è stata avviata la sperimentazione (fallimentare) di un sistema di varchi per deviare i flussi turistici e decongestionare le zone più affollate attraverso l’installazione di alcuni tornelli. Grazie all’assenza di automobili nel centro storico, lo spazio pubblico è ancora vissuto dagli abitanti e dai bambini. Spesso i commercianti assumono vigilanza privata per presidiare le strade e le attività commerciali. Con l’aumento dei flussi turistici provenienti dalla Cina, nel 2018 il Comune ha previsto il pattugliamento congiunto di poliziotti italiani e cinesi per diffondere un maggior senso di sicurezza tra i visitatori cinesi. Negli ultimi anni i taxi nella Laguna sono aumentati in maniera esponenziale: l’incremento del moto ondoso che provocano, contribuisce all’erosione dei palazzi storici.

Firenze
A Firenze è stata promossa una campagna di sensibilizzazione analoga a quella di Venezia, “Enjoy Respect Florence”, che prevede una serie di ‘buone pratiche’ per turisti e cittadini (tra cui quella di indossare abiti decorosi) e che segnala alcuni divieti sanzionabili fino a 500 euro (tra cui il divieto di sedersi ingombrando strade e piazze). La presenza di guardie private a tutela degli esercizi commerciali è piuttosto diffusa. La pianificazione urbanistica è stata sostituita da un regime di deregulation e la dismissione del patrimonio pubblico che ne è conseguita, ha attirato numerosi investitori stranieri che, prevedibilmente, hanno trasformato interi edifici in alberghi di lusso. I progetti di infrastrutture colossali (l’aeroporto internazionale e l’inceneritore a ridosso della città, molti parcheggi interrati nel centro storico) rischiano adesso di stravolgere completamente la città storica.

Genova
Il centro storico – da sempre abitato da migranti e ceti popolari – si sta trasformando progressivamente in una vetrina per turisti. In particolare, l’amministrazione punta ad incrementare il numero dei croceristi che ogni giorno approdano al porto di Genova.
Con un’ordinanza del 2018, il sindaco ha vietato il consumo di bevande alcoliche in alcune zone del centro storico premesso che – si legge nel documento – “tra gli obiettivi di questa Amministrazione è prioritario l’intento di migliorare l’attrattività di Genova sia come
destinazione turistica sia come luogo ideale per vivere (…), fare impresa” e che “il centro storico di Genova, alla stregua di quelli delle grandi città europee, costituisce un polo attrattivo per le attività turistiche e di svago che è un valore aggiunto per l’economia”. L’amministrazione evidenzia che “le problematiche di degrado del centro storico sono legate anche alla presenza di un substrato sociale formato da persone spesso senza fissa dimora e soggetti vari che vi gravitano per lo svolgimento di attività illecite”. L’inosservanza della disposizione prevista comporta una sanzione da 100 a 500 euro. Nel 2018 il Comune ha vietato anche l’apertura di attività commerciali non europee, considerata la necessità di “dirigere le attività (…) verso linee contraddistinte da un alto grado di qualità e comunque in grado di rappresentare un nuovo polo di attrazione anche tematico nei confronti dei cittadini genovesi e dei flussi turistici”. Nel centro storico è consentita esclusivamente l’apertura di ristoranti “di cucina tradizionale italiana e/o europea”, mentre è vietata l’apertura di numerosi esercizi commerciali (attività di macelleria e polleria che prevedono la vendita di prodotti non di origine italiana; phone center, internet point – money transfer; attività di carrozzerie e gommista ecc.). È prevista una multa per chi rovisti nei cassonetti della spazzatura e la schedatura per chi fa l’elemosina. Nel 2017 sono stati collocati lungo le strade principali dei cubi antiterrorismo in granito, su cui sono stati impressi il logo “Genova more than this” e una stilizzazione dei palazzi di via Garibaldi (Patrimonio dell’Umanità Unesco). Le poche panchine che ci sono ancora, hanno una forma circolare che non consente alcuna forma di socialità.

Torino
Il turismo non comporta problemi rispetto alla fruizione dello spazio pubblico, ma c’è una richiesta diffusa da parte dei residenti del centro storico di avere un maggiore decoro e più forze di polizia per il pattugliamento delle strade.

Napoli
Sul tema decoro e sicurezza, la situazione di Napoli appare meno preoccupante rispetto alle altre città. Non esistono delibere comunali coercitive relativamente al decoro urbano. È preoccupante, invece, la privatizzazione dello spazio pubblico – a causa dell’occupazione di dehors di bar e ristoranti – che dal 2015 avviene in tempi rapidissimi e in zone ormai molto estese (Decumani, Quartieri Spagnoli, corso Umberto, via Chiaia ecc.). La deregolamentazione delle licenze commerciali determina un numero sempre crescente di bar e attività commerciali, che occupano il suolo pubblico senza alcun controllo da parte delle istituzioni. L’assenza quasi totale di panchine rende sempre più difficile la sosta negli spazi pubblici (se non consumando a pagamento negli esercizi commerciali preposti). La mancanza di aree verdi e spazi dedicati all’infanzia nel centro storico non fa che acuire il problema della sottrazione di spazio pubblico. Sul tema della sicurezza, le fioriere antisfondamento sono proliferate in tutta la loro bruttezza soprattutto nelle zone presidiate dai militari nell’ambito dell’Operazione “Strade sicure” (via Toledo, via Partenope, via Chiaia, piazza San Domenico, piazza del Gesù), che coincidono con le zone interessate dai flussi turistici e sembrano voler alimentare l’idea di una città sorvegliata e sicura. La totale deregolamentazione della movida notturna provoca forti tensioni tra residenti e gestori di bar e locali notturni. L’amministrazione non ha mai regolato il fenomeno (salvo alcune ordinanze mal applicate). L’ingresso quotidiano di decine di pullman turistici che sostano nel cuore del centro storico, aggrava ulteriormente il problema del traffico automobilistico che rappresenta da sempre una piaga per la città.  L’inefficienza del trasporto pubblico costringe i cittadini ad usufruire degli Alibus per gli spostamenti dall’aeroporto al centro cittadino, nonostante il servizio sia privato e rivolto prevalentemente ai turisti.

Proposte

  • – intessere una rete tra le città italiane per dare maggior forza alle rivendicazioni;
  • – ritornare alla pianificazione urbanistica delle città;
  • – smontare la narrativa egemone sul decoro e sul degrado;
  • – creare insieme al Comune una consulta della cittadinanza attiva che abbia regole chiare e trasparenti e che garantisca una partecipazione effettiva e non puramente nominale;
  • – esigere dalle amministrazioni locali la tutela dello spazio pubblico difendendolo dalle privatizzazioni;
  • – esigere il controllo delle licenze per la concessione di spazio pubblico da parte delle istituzioni;
  • – ottenere che i bar e i ristoranti espongano all’ingresso l’autorizzazione per l’occupazione di suolo pubblico e/o il certificato di insonorizzazione dei locali;
  • – istituire uno sportello al Comune sullo spazio pubblico dove i cittadini possano fare segnalazioni, richieste e denunce;
  • – fare in modo che il Comune possa esercitare un controllo sulle infrastrutture (porti e aereoporti operano indipendentemente dal governo della città);
  • – esigere che le amministrazioni garantiscano servizi e trasporti per gli abitanti;
  • – restituire alla Cassa depositi e prestiti una funzione pubblica;
  • – rivendicare il ruolo delle città solidali, non in chiave meramente oppositiva, ma sempre propositiva.

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