Lavoro & commercio

Rete SET – Incontro nazionale di Napoli
REPORT TAVOLO 2

Partecipazione al tavolo variegata: lavoratori nel settore della ristorazione, attivisti, ricercatrici, guide turistiche, professori, associazioni.
Città rappresentate: Napoli, Rimini, Bologna, Bari, Genova e Roma.
Data la traccia del foglio di lavoro, il tavolo costruisce la discussione principalmente intorno a tre temi: due domande, e una parte propositiva:
Economia del territorio, con un focus sul tessuto commerciale e produttivo
Che tipo di attività si aprono/si chiudono/rimangono nelle zone più interessate dai processi di turistificazione? Chi sono gli attori?
Condizioni di lavoro
Come si configurano qualità e quantità del lavoro delle diverse attività che popolano lo scenario turistico?
Strumenti di difesa
Quali sono le possibili proposte, strategie, tracce di lavoro, idee per l’implementazione di modelli alternativi virtuosi?
Dal dibattito emergono forti le specificità geografiche e strutturali dei contesti urbani, che presentano diversi stadi, consapevolezze, avanzamento delle riflessioni nonché gradi di intensità delle problematiche e delle dinamiche espressione di overtourism. Difficoltà nell’elaborazione di discorsi e proposte omogenei.

Rimini. La città vive una fase di destagionalizzazione del turismo, con alberghi e case vacanze aperti tutto l’anno. La presenza delle seconde case ha innescato un aumento degli affitti. Il centro la proposta commerciale viene dalle catene di franchising, negozi del made in italy (vestiario, pelletteria) categorie merceologiche a cui sono rivolti viaggi organizzati per shopping. i tentativi di gestione e regolazione commerciale hanno preso forma sotto forma di attacco alla componente dei lavoratori ambulanti, e ordinanze limitative verso le cosiddette bancarelle/bazar .
In generale, si riscontrano condizioni di lavoro para-schiavistiche soprattutto per il lavoro stagionale estivo, un’economia sporca caratterizzata da lavoro nero, contratti precari per gli addetti e le addette al settore.
Bologna. A partire dal 2006 con la liberalizzazione del commercio attraverso un decreto, si pone fine al controllo delle tabelle merceologiche. Dal 2002, il Leitmotiv è “il commercio non si può controllare”. La promozione della città e il suo vettore di sviluppo girano attorno al cibo e una serie di iniziative legate al food, di cui Eataly, partner strategico scelto dall’amministrazione PD per lanciare il progetto “Bologna City of Food”. Se il commercio è libero, questo va indirizzato. Il comune, le grandi catene quali COOP e Eataly e gli imprenditori food sono gli attori che se ne fanno carico. Bologna gastronomica piace perché vi si lega una stima di 30.000 nuovi posti di lavoro, nella maggior parte dei casi con contratti regolari che fanno sì che questo tipo di promozione monotematica della vocazione urbana si configuri come processo inattaccabile “perché dà lavoro!”. Quale uso dello spazio pubblico? Riflessione sull’effetto dell’enogastronomia sugli spazi, nell’utilizzo fisso, quali i dehors, oppure mobile, attraverso l’apertura di attività legate alla produzione e vendita di cibo di strada.
Napoli. Apertura in serie di tarallerie, friggitorie e negozi di souvenirs che stanno alterando il panorama commerciale e sociale in modo massiccio. Difficoltà commercio locale a riprodursi e persistere, chiusura attività negozianti e artigiani storici oppure trasformazione e adeguamento dell’esistente, difficoltà dei commercianti virtuosi (spese, gestione rifiuti, tasse) e degli abitanti. Nuove retoriche (turismo = benessere) e proposte di cibo fast e poco sano: slittamento dell’offerta focalizzata sulla nutrizione verso proposte solamente commestibili per cui la città va divenendo una tavola calda. Apertura di attività per ripulitura di denaro sporco, intreccio con la criminalità organizzata locale. Laissez-faire e pochi controlli, Gestione servizi neoliberista ma ruolo e compito positivo di alcuni commercianti che possono essere risorsa nell’istituzione di modelli più virtuosi.
Bari. Nel barese l’arrivo di visitatori e l’impatto del turismo riguarda maggiormente il contesto rurale rispetto a quello urbano e si assiste ad una grande trasformazione delle campagne e al cambiamento nelle modalità della sua fruizione. Rispetto alla loro originale funzione produttiva, se ne delinea ora una ricettiva: il numero di agriturismi aumenta, promosso da Regione Puglia attraverso iniziative di riconversione delle masserie. Si riscontra una perdita competenze e professioni storiche della campagna.
Genova. Città-corridoio crocieristico, fase post-industriale e lancio del turismo culturale, diffusione a tappeto di commerci mainstream e offerte di attività commerciali etniche, queste ultime ritenute attacchi al decoro pubblico a cui si sono legati tentativi di contenimento attraverso politiche anti-degrado.
Roma. Un dibattito critico sul turismo è grande assente perché fenomeno radicato da anni. Concentrazione intorno a punti nevralgici di interesse per la bolgia turistica, che di fatto ha reso inaccessibili alcune zone del centro agli abitanti. Nel settore delle guide turistiche, l’offerta è monopolizzata da tour operator trita-carne con sede (e capitali) all’estero che determinano i periodi di flusso e i luoghi da visitare. Le condizioni di lavoro sono legate alla partita IVA e vigono molta concorrenza e un severissimo, disumano controllo disciplinare delle guide attraverso le recensioni: si tratta di un modello operativo distruttivo che non offre tutele né relazione diretta alle lavoratrici e ai lavoratori del settore.

Scenario e punti critici:
1_Commercio
assenza dibattito pubblico
sostituzione o affiancamento della varietà del commercio artigianale-storico-locale con proposte monotematiche
apertura catene franchising di souvenirs, vestiario, cibo di strada
sradicamento delle filiere
nessuna pianificazione delle attività commerciali
mancata riflessione sul ruolo e condizioni proprietari piani terra
riconfigurazioni dei mercati di quartiere
assenza di politiche regolative limitative
ruolo delle criminalità organizzate e riciclo di denaro sporco
2_Lavoro
Assenza dibattito pubblico
Per alcune città e per alcune mansioni: Assenza di contratti di lavoro
Condizioni para-schiavistiche e precarietà diffuse
Assenza di forme di sindacalizzazione
Timore di fare vertenza verso i datori
Severe difficoltà di chi lavora con partita IVA
3_Proposte
Promuovere capillarmente iniziative di sensibilizzazione coinvolgendo altre città (ampliamento della rete)
Costruzioni di vertenze comuni
Decreti Unesco che limitino il numero possibile di commerci monotematici in specifiche aree (applicazione di misure pubbliche di controllo delle aperture commerciali / preservazione locali storici)
Patti tra gli enti
Ridiscussione delle direttive nazionali
Rilevare fondi da progetti alternativi ai modelli virtuosi attuali attraverso l’associazionismo
Coinvolgimento borsa Mediterraneo sul Turismo
Ragionare sugli spazi vuoti prima che vengano rilevati dalle catene in franchising
Avviare iniziative su scala internazionale per negoziare accesso ai dati dei grandi colossi del turismo
Valutare le possibilità offerte dai Commons
Rivalutare la distribuzione delle licenze (?)
intensificare la relazione tra commercianti, lavoratori e cittadinanza attiva
Trarre spunto da proposte alternative già esistenti come Migrantour

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